“Senso puppy” (Bio sensor) – parte prima: che cos’è e come funziona

Di

 Valeria Rossi 
Il “Bio sensor” (o “Senso puppy”: sono quasi sinonimi. Il Senso Puppy è il programma portato in Italia da Carlo Colafranceschi, che ha apportato qualche modifica-miglioria a quello originale) è un programma di stimolazione sensoriale neonatale basato sul presupposto che minime forme di stress subite nel primo periodo di vita sotto forma di stimoli termici, tattili e di movimento riescano a stimolare il sistema endocrino, le ghiandole surrenali e la ghiandola pituitaria (ipofisi).

Studi effettuati da diversi ricercatori americani (e sviluppati dall’esercito, probabilmente allo scopo tutt’altro che cinofilo di ottenere efficaci “war dogs”) hanno evidenziato che i soggetti sottoposti a leggeri stress risultavano, da adulti, più resistenti nei confronti del freddo e di alcune malattie (malattie infettive, tumori); inoltre maturavano più velocemente e davano risultati migliori nei test di risoluzione dei problemi.
In due parole, erano più robusti e più intelligenti.
L’esercito statunitense ha quindi sviluppato, nel suo programma di allevamento, una serie di “esercizi” che devono iniziare al terzo giorno di vita e terminano intorno al sedicesimo giorno.
I 5 esercizi studiati per stimolare il sistema nervoso, da applicare una sola volta al giorno ad ogni cucciolo, sono i seguenti:

Stimolazione tattile (tra le dita): tenendo il cucciolo in una mano, stimolare (solleticare) gentilmente il cucciolo tra le dita di ogni zampa, usando un cotton fioc, per 3-5 secondi.

2. Testa mantenuta eretta: Usando entrambe le mani, tenere il cucciolo perpendicolare al pavimento (eretto) in modo che la sua testa sia direttamente sopra la coda. – Tempo di stimolazione: 3-5 secondi
3. Testa puntata in basso: Tenendo saldamente il cucciolo con entrambe le mani, dirigere la testa verso il basso in modo che punti direttamente il pavimento- Tempo di stimolazione: 3-5 secondi
4. Posizione supina: Tenere il cucciolo in modo che la schiena stia nel palmo delle mani e il muso punti il soffitto. Il cucciolo in questa posizione può agitarsi. Tempo di stimolazione: 3-5 secondi
5. Stimolazione termica: Usare un asciugamano umido che deve essere stato raffreddato nel frigorifero per almeno 5 minuti. Mettere il cucciolo sull’asciugamano a pancia in giù, senza impedirgli di muoversi. Tempo di stimolazione: 3-5 secondi.

A questo programma di stimolazione iniziale dovrebbe sempre seguire un programma di "arricchimento ambientale" che consista nel presentare al cucciolo (sempre precocemente) una serie di esperienze e di situazioni interessanti e sempre nuove, dandogli l'opportunità di intragire liberamente con ognuna di esse. L’arricchimento ambientale non ha “date” prestabilite: prima inizia e meglio è (sempre nei limiti in cui la nuova esperienza risulta interessante e stimolante e MAI stressante), dopodiché deve continuare per tutta la vita del cane.

Le esperienze ambientali vanno dai rumori (esistono appositi CD da far ascoltare a volume basso e poi via via più alto, ottenendo così un effetto di desensibilizzazione a tuoni, spari, botti e ad altri rumori che spesso intimoriscono i cani) alle sensazioni tattili (oggetti diversi e superfici diverse su cui i cuccioli imparino a camminare) e alle esperienze provocate dal dover superare piccoli ostacoli, attivando così meccanismi mentali che potranno essere preziosi nella vita del cane adulto.Ma davvero la stimolazione sensoriale può produrre cani più intelligenti e addirittura più resistenti alle malattie?

I commenti entusiastici dei (pochi, per ora) allevatori che hanno seguito un programma “Senso puppy” hanno scatenato due tipi di reazioni polemiche, o quantomeno scettiche.

La prima reazione è quella del “ma va la’, non ci credo!”.

E l’obiezione più classica è la seguente: “E’ sicuramente provato che i cuccioli sottoposti a deprivazione sensoriale – pochi stimoli, ambiente asettico ecc., tipico per esempio degli animali da laboratorio – risultano meno intelligenti, reattivi e con minori capacità di adattamento dei cuccioli vissuti in un ambiente ricco di stimoli. Ma chi ci dice che un cucciolo sottoposto al “Senso puppy” sia effettivamente avvantaggiato rispetto a un cucciolo che già vive in una situazione ottimale, ovvero nasce da genitori ben selezionati, cresce in un ambiente sereno e stimolante, viene correttamente socializzato e così via?”
Be’, ce lo dicono innanzitutto i test scientifici di William Greenough (Università dell’Illinois), che è andato oltre i “classici” Rosenzweig, Krech e Bennet.
Mentre questi ultimi, nel corso di oltre trent’anni di sperimentazioni, avevano semplicemente evidenziato la minore capacità di adattamento e di soluzione dei problemi cuccioli sottostimolati (che hanno addirittura il cervello molto più piccolo dei loro coetanei correttamente stimolati), Greenough ha studiato proprio le differenze tra cuccioli normalmente stimolati e cuccioli stimolati precocemente.

Greenough (citato anche da Stanley Coren nel suo “L’intelligenza dei cani”) ha dimostrato che la stimolazione ambientale, da sola, è in grado di modificare la struttura cerebrale.
La corteccia cerebrale dei soggetti stimolati risulta più spessa, esiste una maggiore concentrazione di enzimi cerebrali (quelli legati alla trasmissione di informazioni da e verso il cervello) e soprattutto aumenta il numero delle cellule nervose e delle sinapsi cerebrali, ovvero dei collegamenti nervosi che permettono la trasmissione di informazioni.
I cani dotati di un maggior numero di cellule e di collegamenti cerebrali appaiono in grado (e qui cito proprio Coren) di “ottenere prestazioni migliori in un’ampia gamma di funzioni cerebrali: in poche parole, appaiono più intelligenti”.
I risultati di Greenough, e di chi l’ha seguito su questa strada fino ad arrivare allo studio di programmi come il “Senso puppy”, sono difficilmente contestabili in quanto si riferiscono a cucciolate con lo stesso patrimonio genetico, metà delle quali è stata sottoposta al programma mentre l’altra metà viveva in modo “normale”, non in ambienti isolati e asettici ma con gli stimoli a cui vengono normalmente sottoposti tutti i cuccioli ben allevati e ben gestiti.
Anche gli allevatori italiani che hanno sperimentato il “Biosensor” sono tutti concordi nell’affermare che c’è stata una differenza eclatante tra queste cucciolate e quelle precedenti, che non erano certo allevate in condizioni di deprivazione sensoriale!

Personalmente trovo che gli studi scientifici, uniti alle esperienze dirette di persone che conosco e di cui mi fido, siano più che sufficienti a farmi considerare il “Senso puppy” come un’importante tappa sul cammino dell’allevamento di qualità. Ma a questa prima obiezione lascerò che a rispondere sia Carlo Colafranceschi, che ha “importato” in Italia il Bio Sensor (chiamandolo appunto “Senso puppy”) e che potrà rispondere in modo più accurato

Personalmente, invece, preferisco occuparmi di un altro atteggiamento critico che proprio non riesco a comprendere.

Infatti  ho trovato persone che hanno detto: “Perché mai dovremmo volere cuccioli più intelligenti?”
Ripeto e sottolineo: non riesco a capire questa perplessità, specie quando viene da cinofili…e addirittura da educatori e addestratori!
L’unica spiegazione sincera – che in quanto tale apprezzo – l’ho trovata su un forum, laddove una privata si domandava: “Ma se facciamo cani troppo intelligenti, poi non avremo maggiori difficoltà a farci obbedire?”
Sullo stesso forum, però, un’educatrice professionista poneva praticamente la stessa domanda, anche se in modo più ambiguo, scrivendo: “I lupi cechi, e i lupi ancora di più, eccellono nel problem solving, ma sono meno addestrabili di un buon vecchio pastore tedesco o di un border o di un malinois o di un barboncino qualsiasi. Se devo scegliere un cane per viverci o per lavorarci, il problem solving è l’ultimo dei miei pensieri. Un cane che sa aprire le porte, i cassetti, trovare ogni via di fuga, che me ne faccio?”
Sono rimasta letteralmente basita di fronte a questa obiezione; tanto che non ho neppure trovato la forza di rispondere. Lo faccio adesso, indirettamente, urlacchiando: “Ma come, “che me ne faccio?” Comunico meglio con lui, ottengo da lui una vera e propria collaborazione, una complicità, una partnership, quello che per me è l’unico, vero rapporto tra uomo e cane!”.

Ma non solo: ottengo cani che mi permettano di insegnare loro in minor tempo, e con minor scarto di soggetti, a fare proprio cose come aprire porte e cassetti (ma avete presente che cane da assistenza potrebbe essere?). Ottengo cani che possano arrivare da soli alla soluzione di un problema in cui magari non posso metter becco, perché sono lontana (pensate ai cani da pastore o a quelli da caccia, ma anche a quelli da
slitta…insomma, a tutti i cani che lavorano senza guinzaglio e senza contatto diretto con il conduttore).
Penso a Mwa, la siberian husky di una cara amica, che anni fa vinse un “premio fedeltà” perché – in perfetto stile “Lassie” – era corsa a casa ad avvisare la famiglia, abbaiando e strattonando calzoni, che il suo padrone era volato in un crepaccio. Se Mwa non avesse avuto questa abilità nel problem solving, oggi quell’uomo potrebbe non esserci più.
Ultimo dei problemi? Sì, può darsi…se ci interessa solo avere un cane “a distanza di guinzaglio” (o “legato” dalla presenza del bocconcino o del giochino) che esegua esercizietti a macchinetta.

Dire che il cane “più è scemo e più è comodo da gestire” (perché questo è il concetto, se non erro…) equivale a dire “teniamo il popolo nell’ignoranza, perché così farà quello che vogliamo noi”: la filosofia dei peggiori dittatori.
Ok, ok…i cani non sono persone, e proprio io che spingo sempre a non antropomorfizzare dovrei stare bene attenta a fare generalizzazioni di questo tipo.
Però, se è vero che non sono persone, è anche vero che i cani sono esseri senzienti: e laddove c’è un cervello funzionante, non riesco a vedere nessun lato negativo nel potenziarne le possibilità.
L’unico potrebbe essere proprio una diminuizione della docilità…ma l’esperienza mi insegna che i cani non sono più docili solo quando sono più scemi: lo sono anche quando si fidano del conduttore, quando lo stimano, quando vedono in lui una “figura guida” insostituibile.
Certo, se si è incapaci di farsi stimare (come può accadere al neofita che non ha grande dimestichezza con la mente canina), il cane “scemo” è più comodo. Anche il cane lento è più comodo in agility, quando si è neofiti…ma quando si diventa bravi si cercano soggetti più performanti, perché non si può vivere tutta la vita all’insegna della mediocrità.
Senza contare che, stando a chi l’ha già sperimentato, il “Biosensor” porta anche a una maggiore sicurezza in se stessi (che è strettamente legata alla consapevolezza di sapersela cavare in ogni situazione), e quindi a cani più sereni e felici.
Obiettivo che, a mio avviso, dovrebbe essere sempre in vetta ai pensieri di chiunque voglia definirsi cinofilo. 

Senso puppy (Bio sensor) – parte seconda: critiche e polemiche

Di

 Carlo Colafranceschi

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Il riscontro così positivo tra chi ha partecipato ai miei stages, tra chi mi ha affidato le proprie cucciolate, tra chi, dopo aver vissuto con un cucciolo che ha seguito il programma, a distanza di molti mesi è rimasto dell’opinione di avere un cane con almeno una marcia in più…è giunto piacevolmente inaspettato.
Non sono ovviamente mancate le critiche: si è arrivati persino a confondere il programma con una pubblicità per mangimi!

Approfitto quindi dello spazio che mi è stato concesso su questa rivista per cercare di chiarire alcuni aspetti che sembrano aver creato confusione tra il pubblico.Il programma non può cambiare la genetica, nè ha mai preteso di farlo.

Piuttosto lo scopo è quello di ottimizzare l’interazione della stessa con l’ambiente attraverso un programma, sottoponendo il cucciolo ad una serie di esperienze in concomitanza e in sintonia con il manifestarsi di determinati periodi sensibili.
A differenza di quella che viene descritta come una “normale” socializzazione (la normalità è risaputo essere molto soggettiva!) il programma si sviluppa senza lasciare nulla al caso.
Tenere il cucciolo in casa e farlo vedere a tanti amici, per esempio, non serve certo ad abituarlo a sentirsi a suo agio in ambienti diversi, né lo abitua al traffico cittadino.
Certamente, se un cucciolo è timido, nessuno al mondo riuscirà a cambiare la sua natura; proprio per questo sarà fondamentale fargli avere determinate esperienze al momento giusto e nel modo giusto, affinché si abitui a situazioni che senza un lavoro mirato gli procurerebbero uno stress maggiore.
Questo apprendimento sarà soggetto alle fasi classiche di condizionamento, quindi acquisizione, estinzione e recupero spontaneo: per questo il programma non termina con la consegna del cucciolo, ma si protrae fino al termine del periodo giovanile.


Parlando d’intelligenza non posso fare a meno raccontare la storia di Rico, un Border Collie nato nel dicembre del 1994, che per merito di Juliane Kaminsky (Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology) é divenuto l’esempio più eclatante di intelligenza nei i cani. Attraverso rigorosi protocolli, Rico ha dimostrato di saper riconoscere il nome di 200 oggetti suddivisi in gruppi di 20, composti da 10 oggetti

L'esperimento è stato così condotto: mentre proprietario e cane attendevano in una stanza separata, uno sperimentatore preparava un set di oggetti nella stanza destinata all’esperimento. Lo sperimentatore a questo punto raggiungeva nell’altra stanza Rico ed il suo proprietario chiedendo di mandare il cane a prendere uno dopo l’altro due oggetti scelti a caso.

Rico ha riportato in media 37 oggetti su 40, dimostrando di capire il significato di una parola anche dopo un solo abbinamento.
Ancora più sorprendentemente, dopo aver piazzato un oggetto mai visto prima dal cane tra i 10 dieci di ciascun gruppo, Rico 7 volte su 10 lo ha riconosciuto correttamente, evidentemente escludendo gli altri!
Ma c’è di più! A distanza di un mese in un altro test l’oggetto sconosciuto è stato piazzato tra 8 oggetti di cui 4 conosciuti e Rico ha riconosciuto 3 oggetti su sei!
Le performance di Rico a detta degli sperimentatori possono definirsi come “fast mapping” paragonabili alla capacità di apprendimento di un bambino di 3 anni!
Sarà Rico l’unico cane intelligente al mondo, l’unico con il quale sono riusciti a dimostrare una certa intelligenza…oppure sarà lo stesso per qualunque cane duttile, docile e di media tempra?
Certamente Senso-Puppy non produce dei Rico, né dei Lassie o Rintintin! Ma occorre, prima di tutto, definire cosa s’intende per intelligenza, dal momento che anche per gli uomini questo termine può assumere significati diversi, sui quali ancora non si è trovato un accordo. L’intelligenza animale, nella definizione dell’Enciclopedia Britannica, è la seguente:


"When considering animal intelligence, a more general definition of intelligence might be applied: the “ability to adapt effectively to the environment, either by making a change in oneself or by changing the environment or finding a new one


Il significato é più o meno il seguente: Quando si considera l’intelligenza animale, si applica una definizione più generale d’intelligenza: la “abilità di adattarsi efficacemente al nuovo ambiente apportando dei cambiamenti a se stesso (ai propri modi ndr) e all’ambiente o ricercandone uno nuovo”.

Naturalmente qualsiasi definizione di intelligenza nel cane (fatta eccezione per l’esempio di Rico…si spera), è facilmente attaccabile, come per qualsiasi altro animale.
Le definizioni e le teorie sono talmente tante da lasciare ampio margine per la strumentalizzazione di ognuna.
La mia definizione d’intelligenza preferita è quella resa nota da Piaget, geniale quanto semplice: “l’intelligenza è ciò che si usa quando non si sa cosa fare”  (e quindi si è costretti ad arrivare ad una soluzione facendo tesoro di quanto appreso in precedenza, ndr ): concetto base nei test di problem solving!

b) un numero superiore di connessioni neuronali che invece di morire – come normalmente avviene – diventano permanenti per effetto del lavoro successivo che viene fatto sui cuccioli.
c) una concentrazione di enzimi cerebrali più alta
d) ghiandole adrenaliniche più forti
e) maggiore resistenza allo stress e conseguentemente una maggiore capacità di adattamento all’ambiente e a nuove situazioni, nonché prestazioni migliori in problem solving come ampiamente dimostrato da William Greenough.

Quindi cuccioli “più intelligenti” rispetto a fratelli e sorelle (e presumibilmente a se stessi, se non assoggettati a stimolazione precoce).
Personalmente credo che la maggiore tolleranza allo stress giochi un ruolo molto importante.
L’importanza dell’ambiente nel modificare quanto ereditato dai genitori (il vecchio dibattito Nature VS Nurture), sembra non convincere alcune persone. Non volendo annoiare il lettore con una sfilza di lavori scientifici a partire da Fortunate Fields (1924) fino a Coppinger (2001) a supporto dell’interazione tra genetica e ambiente mi limiterò a citare Joseph E. LeDoux (1996) il quale afferma: “Per plasticità sinaptica, s’intende il processo attraverso il quale le esperienze modellano le sinapsi
e ancora:
“La ricerca ha dimostrato non solo che sia la genetica, sia l’ambiente, contribuiscano (in proporzioni discutibili) a definire chi siamo, ma parlano anche lo stesso linguaggio. Entrambe ottengono i propri effetti alterando l’organizzazione delle sinapsi nel cervello!

L’ABITUAZIONE A LUNGO TERMINE PORTA AD UNA PERDITA DELLE SINAPSI, MENTRE ALLA SENSIBILIZZAZIONE SEGUE UN LORO AUMENTO. L’EFFETTO DELL’ESPERIENZA CAUSA LA MODIFICA DELLE SINAPSI+ESPERIENZA= +SINAPSI E VICEVERSA.

“Il cervello possiede una organizzazione macrostrutturale relativamente costante, la (in continuo cambiamento) corteccia cerebrale con la sua complessa microarchitettura i cui potenziali ci sono ancora sconosciuti, è fortemente plasmata dalle esperienze, prima della nascita, durante l’infanzia e durante l’intero corso della vita”.

Scott & Fuller presero in esame le seguenti razze: Basenji, Shetland Sheep Dog, Wire Haire FoxTerrier, Beagles ed infine American Cocker Spaniel. La scelta fu fatta escludendo alcune razze precedentemente prese in considerazione, tra le quali i toy a causa della loro scarsa fertilità e le razze giganti per l’alto costo di mantenimento.
Razze dunque profondamente diverse tra di loro, che permettessero di individuare con facilità i risultati derivati dagli incroci effettuati.
Credo che la diversità di comportamenti di un Baseji ed un Cocker siano indiscutibili!
Le conclusioni a cui giunsero furono che la genetica contribuiva alla definizione del carattere per una certa percentuale l’ambiente per il resto!
Altri studi hanno confermato o smentito questi valori.

Ma allora chi ha ragione? La genetica quanto influisce? 30,40, 50%?
Quello che ho notato sfuggire ai più è che questi risultati non hanno mai voluto sancire un valore assoluto, applicabile a qualsiasi razza o a tutti i cani del mondo, ma sono evidentemente il risultato di un calcolo limitato dal doppio vincolo del campione preso in esame e l’ambiente in cui furono portati avanti gli studi. La grande variabilità che esiste tra razze e all’interno delle razze stesse, rende praticamente impossibile dare un valore assoluto, anche considerando che per come è strutturata la cinofilia internazionale, non sarebbe mai possibile raccogliere questi dati.
Gli svedesi, attraverso i loro mental test, hanno individuato un sistema per misurare alcune differenze salienti tra razze e all’interno di esse tra i soggetti, ma il problema è sempre lo stesso: i risultati valgono per la popolazione in presa in esame.
Che siano mille o duemila, saranno sempre pochi!
Consideriamo inoltre che caratteristiche come la fertilità (intesa come numero di cuccioli nati conseguentemente ad un accoppiamento) e l’altezza al garrese, nei Pastori Tedeschi Americani sono calcolate dagli addetti ai lavori al 10/15% e 40/65% rispettivamente (Carmen L Battaglia).
La selezione di soggetti provenienti da cucciolate numerose è stata dimostrata inutile, nel tentativo di aumentare il numero di soggetti nati, mentre la scelta del periodo più appropriato ha dato esiti positivi.
Ora se caratteristiche relativamente “semplici” rispetto alle molteplici sfaccettature caratteriali presenti nel cane, subiscono l’effetto dell’ambiente come è possibile affermare che il comportamento di un
cane è solamente o principalmente conseguente alla genetica? Certamente c’è una componente genetica nel comportamento del cane (e di qualsiasi organismo se per questo), ma ciò non significa che ci siano dei geni per i vari comportamenti (almeno nessuno ne ha dimostrato l’esistenza) piuttosto che questi (i geni) siano responsabili per l’assemblaggio e regolazione
delle proteine che cambiano asseconda dell’ambiente. Sono queste proteine che costituiscono le fondamenta per costruire la rete di collegamenti del cervello e dalle quali i comportamenti si originano.
Fin dal 1894 Santiago Ramon J. Cajal dopo aver scoperto la struttura sinaptica della comunicazione neuro-chimica, concluse che l’apprendimento fosse funzione di alterazioni morfologiche delle terminazioni nervose causate dall’informazione sensoriale ricevuta dall’ambiente.
Qualcuno potrà dire: “Roba vecchia!”
Certamente: come la scoperta della forza di gravità. Ma non per questo meno valida!

Questo apprendimento accade a seguito della “Plasticità Sinaptica” ovvero la capacità delle connessioni sinaptiche di rafforzarsi o indebolirsi conseguentemente ad attività precedenti, la capacità del cervello di modificare il funzionamento dei propri circuiti nervosi in base
all’esperienza! (Tale è la plasticità del cane, che non esiste fine alla unicità delle variazioni di questa specie, ndr)

La novità costituisce un paradosso facilmente osservabile nei cuccioli (ma non solo). L’introduzione di una novità nell’ambiente abituale del cane mette in atto contemporaneamente due meccanismi: uno di paura e l’altro di curiosità. La reazione più ricercata è quella d’indifferenza o attiva esplorazione, curiosità per lo stimolo novello. L’esatto opposto di quanto gli ha permesso di sopravvivere per millenni!
Si dirà che il cane è poi stato addomesticato; certamente, ma il meccanismo per il quale il cane è stato diffidente di cose sconosciute è rimasto, magari in misura diversa tra le varie razze.
Per questo motivo il programma è particolarmente efficace, presentando al cane nuovi stimoli all’interno di periodi particolarmente sensibili e nel modo giusto., quindi trasformando lo stimolo da sconosciuto a conosciuto.

Quindi, ricapitolando:

L’ABITUAZIONE A LUNGO TERMINE PORTA AD UNA PERDITA DELLE SINAPSI, MENTRE ALLA SENSIBILIZZAZIONE SEGUE UN LORO AUMENTO.

a) la genetica pone dei limiti oltre i quali l’ambiente non può andare
b) l’ambiente modifica le sinapsi (quindi la genetica)
c) gli stimoli novelli producono stress d) alcuni comportamenti del cane (innati) sono immodificabili dall’ambiente: altri si modificano!

“I comportamenti innati utilizzati per trovare il cibo tra i quali la caccia dipendono più dall’apprendimento che dai comportamenti innati della consumazione del cibo, mentre la riproduzione e la predazione sono governati prevalentemente dall’istinto” (Gould, 1977).

Nel caso vi fossero dubbi in merito, si pensi a come i giovani lupi, leoni, o cani imparano a cacciare attraverso gli insuccessi conseguenti alla loro inesperienza; si pensi che le modalità di caccia vengono adattate ogni volta alla situazione che viene a presentarsi…e non si potrà non trovarsi d’accordo con Gould.
Mayr nel 1974 descrisse questi sistemi comportamentali come “aperti” e “chiusi” agli effetti delle esperienze.
Credo che il seguente commento, ancora una volta, sia la riprova che un buon cane non sia il risultato esclusivo di una buona selezione:
Esiste una complessa interazione fra genetica e fattori ambientali che determinano il comportamento di un animale. La personalità di un animale é influenzata dalla genetica e dall’ambiente” (Temple Granding)

In uno dei miei stage ci siamo avvalsi di una cucciolata di Australians che aveva seguito il programma.
Credo che tutti si siano resi conto, prima di tutto, che ogni cucciolo era spiccatamente attratto dalle persone, che ogni cucciolo era indifferente allo sparo (raudo sparato a 10 metri), che ogni cucciolo ricercava attivamente una soluzione al problema che gli veniva presentato, che ogni cucciolo in un ambiente nuovo appena messo a terra andava in esplorazione attiva.
Posso assicurare che il punto di partenza non è stato lo stesso per tutti i cuccioli di questa e di altre cucciolate, con la sola eccezione costituita dai Golden Retriever nell’abituazione allo sparo.
Loro, da validi rappresentati della razza, ai botti non hanno prestato nessuna attenzione, fin dal primo giorno!
Tutti gli altri invece hanno avuto bisogno di abituarsi, chi più chi meno.
E’ stata confermata ancora una volta la capacità di abituazione all’auto dell’intera cucciolata: il record ad oggi è costituito da due cucciolate di Border Collie che all’età di 48 giorni (in due diverse occasioni) hanno fatto un viaggio di 750 km con una sola fermata per sporcare e rifocillarsi con un po’ di latte di mamma naturalmente al seguito. Arrivati puliti e profumati!
L’esperienza precedente dell’allevatore era circa 30km per andare dal vet per arrivare… beh lascio a voi immaginare come!

Mi ha fatto particolarmente piacere rilevare, tra i possessori di cuccioli che hanno seguito il programma, la consapevolezza delle proprie “mancanze” nei confronti del proprio beniamino, invece del solito attacco all’allevatore e/o alla razza.
Continuo a stupirmi per questa nuova “tendenza” a scaricare su cane ed allevatore responsabilità delle quali io, da handler, mi sono sempre fatto carico.

Almeno fino a quando qualcuno non si applica a fondo per farceli diventare!

Allo stage di cui sopra, la scelta di dedicare la seconda giornata alla pratica è stata decisamente fortunata e ha permesso di spiegare ai proprietari i primi passi da compiere con il nuovo arrivato. Approfittando delle frequenti pause di riposo per i cuccioli si è discusso apertamente dei vari problemi, fuori dalla rigidità imposta dagli schemi che regolano tempi e modalità di svolgimento di una presentazione.

Spero che anche a seguito della lettura di questo articolo il lettore si sia reso conto che più che il singolo studio, ad avvalorare la tesi che a modellare il carattere del cane l’ambiente contribuisca in maniera sostanziale, concorrono evidenze scientifiche provenienti da campi diversi che si avvalorano vicendevolmente. Chi volesse saperne di più può scrivermi a questo indirizzo e-mail: miacis@tiscali.it
Prima di concludere, mi corre l’obbligo di respingere al mittente le vili insinuazioni fatte nei confronti degli allevatori che hanno deciso di passare al Senso-Puppy, e cioè che il mio programma sia in realtà solamente una trovata per vendere cuccioli a prezzo più alto con un valore aggiunto che non c’è.
Non è così!
Quanti hanno deciso di intraprendere questa strada lo hanno fatto investendoci prima di tutto soldi e poi tempo, molto tempo, per studiare e per fornire ai loro cuccioli quelle esperienze che anche nella casa più visitata del mondo non avrebbero mai avuto.
Non mi risulta che per questi cuccioli siano mai stati chiesti prezzi diversi.
Serietà, dedizione e professionalità non possono e non debbono essere infangate da volgari e reiterate insinuazioni, fatte in modo del tutto gratuito utili solamente a gettare fango sul lavoro degli altri senza nemmeno conoscerlo. La cinofilia non ha bisogno di questi “personaggi” che, evidentemente incapaci di meglio, non fanno molto di più che gettare fango su tutto e su tutti.
Quello che a noi tutti occorre è piuttosto un confronto che sia prima di tutto leale, motivato dalla voglia di condividere con gli altri le proprie conoscenze, magari diverse, attraverso le quali arricchire il nostro bagaglio culturale; ma sempre nel pieno rispetto del prossimo e del suo lavoro…oltre che dei cani! 

I "CONTRO" DI AVERE UN "CANE INTELLIGENTE"


Vivere con un cucciolo “senso puppy”

Di

 Valeria Rossi

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di VALERIA ROSSI – Sul programma “Senso puppy” abbiamo pubblicato due diversi articoli, nell’ormai lontano 2011: il primo (della sottoscritta) spiegava di cosa si trattasse, il secondo (di Carlo Colafranceschi, che ha ideato il programma italiano ispirandosi all’americano “Bio sensor”) rispondeva ad alcune critiche e richieste di spiegazioni.

Se non sapete di cosa sto parlando, dunque, vi invito a rileggere ciò che si era scritto allora. Se invece sapete di cosa sto parlando… allora vi informo che Samba è stata sottoposta al “Senso puppy” dalla sua allevatrice e che io ho potuto verificare sulla mia pelle (in tutti i sensi) le differenze tra cuccioli che abbiano o non abbiano seguito il programma.

Prima constatazione: è verissimo che i cuccioli  sottoposti a stimolazione precoce sono più intelligenti.

I risultati scientifici hanno dimostrato che questi cani hanno:
a) una corteccia cerebrale più spessa;
b) un numero superiore di connessioni neuronali che invece di morire – come normalmente avviene – diventano permanenti per effetto del lavoro successivo che viene fatto sui cuccioli;
c) una concentrazione di enzimi cerebrali più alta;
d) ghiandole adrenaliniche più forti;
e) maggiore resistenza allo stress e conseguentemente una maggiore capacità di adattamento all’ambiente e a nuove situazioni, nonché prestazioni migliori in problem solving.
Ma quali sono le conseguenze pratiche?
Se nel mio articolo del 2011 criticavo ferocemente coloro che si chiedevano “cosa me ne faccio di un cane troppo intelligente?“, oggi comincio a comprendere meglio l’obiezione. Perché il “geniocucciolo” è davvero super-stressante!
Samba, per esempio, impiega un nanosecondo a capire come funziona qualsiasi cosa: per esempio, apre la porta del kennel con tale disinvoltura che sono costretta a chiuderlo con il moschettone del guinzaglio (questo ancora non è riuscita ad aprirlo: grazie al cielo, il pollice opponibile non ce l’ha).
Ha imparato a far partire il Roomba (che non le ha mai fatto paura, neppure quand’era cucciolissima: vedi foto in apertura) e lo prende a zampate ogni volta che vuole comunicarmi che ha finito di mangiare (perché per non creare disguidi tra cagne e gatte all’ora dei pasti, ognuna di loro mangia in una stanza separata e con la porta chiusa). Ho pensato a lungo che fosse un caso, l’avvio del Roomba: invece no, l’ho spiata e ho scoperto che lo fa proprio partire apposta. Lo usa come la la campanella di Pavlov, perché  appena parte il VRRRRRR del Roomba la scema corre ad aprire la porta.

Altro problema: il cane intelligente non è così disposto a collaborare con te solo “perché sei il capo”. No, lui vuole “spiegazioni”.

Se a Samba chiedo una sequenza di posizioni (seduto, terra, in piedi…) e gliela faccio ripetere più di due volte, succede che lei alla terza si fermi e mi abbai. Non ho alcun dubbio che il significato di quel “bau!” sia: “Potrei sapere a che cavolo serve tutto questo?”.
Terzo problema: se io voglio fare una cosa e lei vuole farne un’altra che ritiene assolutamente sacrosanta, pur obbedendo protesta.
Tipo: i vicini di casa hanno preso due nuove gattine che lei vorrebbe assolutamente conoscere. E giocarci, sicuramente, come fa con le “sue”.
Solo che i gatti difficilmente capiscono le buone intenzioni di un mostro di quaranta chili nero focato che butta gli anteriori per terra e il culo in aria a mezzo centimetro da loro, quindi io ho paura che si prenda una graffiata ed ho introdotto un severissimo “divieto di gatto”.
Bene: OGNI santa volta che passiamo davanti al giardino dei vicini, Samba mi guarda pigolando (“Piopiopio, fammici andare fammici andare fammici andare!”) e al mio “NO! Lasciastareigatti!” obbedisce e si rimette al piede… ma poi mi tiene i musi per un’ora.
E’ ovvio che tutti i cani sono capaci di tenere il muso: ma i cuccioli Senso puppy sono, in media, molto più permalosi degli altri, come mi hanno confermato tutti quelli che ne hanno uno.
L’ultimo problema sta chiaramente nel fatto che un cucciolo intelligente (e anche un adulto, o un quasi-adulto come è Samba al momento) ne inventa una più del diavolo per prenderti per il naso: e lo fa in modo particolarmente creativo.
Per esempio, Samba sa bene che non sono d’accordo sul suo clamoroso feticismo nei confronti di calze e mutande: e allora che fa? Li ruba e li imbosca (per poi “goderseli”, probabilmente, in mia assenza).
Sta di fatto che l’altro giorno ho spostato il suo Tatami per pulirci sotto, e ci ho trovato una compilation di calze del figlio, più tre paia di mie mutande. In effetti mi pareva che la biancheria in casa cominciasse a scarseggiare…

Insomma, quelli che pensano “meglio NON avere un cane troppo intelligente” comincio a capirli un filino meglio: però continuo a disapprovarli, perché ci sono anche infinitiriscontri positivi.

Per esempio, c’è la velocità con cui  Samba impara nuovi esercizi (anche complessi).
C’è la vera e propria tenacia con cui si applica quando non capisce alla prima… e dire che i rottweiler non brillano per la durata della loro soglia di attenzione! Invece lei ci si incaponisce proprio, e finché non arriva a fare la cosa giusta non molla.
Effetto collaterale: una volta compreso ciò che voglio da lei, tende ad anticiparmi in tutte le richieste e quindi devo stare attentissima a variare sempre l’ordine degli esercizi.
Solo una settimana fa ho provato due (e dico DUE!) volte di fila il “seduto e ritorno”: l’ha fatto bene, quindi volevo passare ad altro, ovvero al “terra e richiamo”.
E che è successo? Che ho fatto una quindicina di passi, poi ho cominciato a correre (guardando dritta davanti a me, perché così si deve fare in gara) ed ho gridato un bel “PLAAAATZ!”… al nulla, perché il cane al mio fianco non c’era più.
Dopo i primi quindici passi, infatti, Samba si era seduta e adesso mi guardava col punto interrogativo sul muso: “Ma andò vai? Non stavamo facendo il seduto e ritorno?”
Mi sono successe cose simili anche con cani non “sensopuppati”?
Certo che sì… ma non così in fretta! Tutti i cani, o quasi, tendono ad anticiparti (sperando di compiacerti e di farti immensamente felice, mentre tu gli spareresti), ma di solito questo succede dopo mesi e mesi che si prova qualche esercizio in sequenza. Non dopo due volte!
Ovviamente ci sono anche i risvolti positivi: per esempio, nel nose work, è bastato che le dessi una singola volta il “platz” quando arrivava davanti al cassetto che conteneva l’essenza perché lei, al tentativo successivo, segnalasse spontaneamente mettendosi a terra. E questa è una goduria.
Vagare per il campo dando ordini a un cane che non c’è… un po’ meno.

Che sia giusto seguire questo programma con tutti, ma proprio “tutti” i cuccioli… è probabilmente vero, ma solo se poi questi cani finiscono in mano a persone in grado di gestirli, perché sono decisamente “più difficili” degli altri.
L’allevatrice di Samba è entusiasta del Senso puppy e vuole ripeterlo con tutte le cucciolate che farà in vita sua: la tragedia sta nel fatto che adesso vuole prendersi un border collie… e tremo al pensiero di come sarebbe una Samba che appartenesse ad una razza già di per sé iperattiva e ipercollaborativa.
A volte ho incubi nei quali vedo il cane che addestra me, e che mi cazzia pure se non capisco al volo.
Riprenderei un cucciolo “Senso puppy”, se dovessi ripartire daccapo?
Ah, sì. Assolutamente SI.
E’ un’esperienza affascinante, interessante e – nella stragrande maggioranza dei casi – divertentissima.
E’ anche moooolto stancante… ma sì, la ripeterei al volo: solo che io sono in cinofilia da quarant’anni. E, di mestiere, addestro cani.
Se penso ad una Samba in mano alla Sciuramaria, invece… embe’, qualche brividino mi viene.