Educazione

L'allevamento Dellylle' effettua lezioni di educazione base per la buona e corretta gestione del cane, sia pre che post adozione, (vedi sul menù Corsi).

Sezione dedicata al'educazione,e problemi comportamentali, purtroppo qui' c'e' tanto da leggere e poche figure...buona lettura.


Vorrei fare una distinzione tra le varie figure professionali che potreste incontrare nella ricerca di un corso:


L' Educatore è una figura professionale che generalmente fa corsi di educazione base per la corretta gestione del cane. (e si può paragonare ad un insegnante dei bambini). Educare deriva da educere, che vuol dire tirar fuori. Cioè scoprire quello che il cane ha già in se. Gli educatori a volte fanno anche corsi di varie tipologie come agility, acqua, naso, rally-o, ecc... E generalmente per ogni disciplina hanno fatto un corso a parte conseguendo quindi la capacità di insegnare nelle proprie scuole.


Comportamentalista o comportamentista spesso è un "riabilitatore" queste figure ptofessionali sono paragonabili ai nostri psicologi e "sistemano" quando possibile delle problematiche caratteriali a volte anche molto gravi, cani mordaci e/o con fobie. Questa figura professionale ha un abilitazione a parte che avviene come specializzazione del corso base, quindi non tutti gli educatori sanno fare questo tipo di percorsi. Spesso collaborano con veterinari che a loro volta hanno fatto studi a parte per "riequilibrare" pazienti difficili.


Poi ci sono gli Addestratori, questa figura professionale generalmente offre servizi di addestramento di cani poliziotto o similari e insegna ai cani la difesa, l'attacco alla manica ecc...

Addestrare vuol dire rendere destro/capace il cane a fare qualcosa. Diciamo che potremmo assimilarlo ad un coach sportivo.


Quindi quando decidete di "far qualcosa" col vostro cane dovete pensare a quale figura professionale rivolgervi, perché si ottenga così il miglior risultato senza rimaner delusi.


CONFORTARE UN CANE CHE HA PAURA RINFORZA LA PAURA?


Un articolo davvero interessante e di semplice lettura. Vi offre suggerimenti utili per affrontare le paure del vostro cane nel modo corretto e non fare errori dettati dalle vecchie convinzioni addestrative! L'autrice è la dot.ssa Eva Ricci, etologa, biologa e consulente comportamentale per cani e gatti.

Spesso si sente dire che un cane che mostra paura non va confortato o coccolato, altrimenti la paura si rinforzerà. Si dice di ignorare totalmente l’animale, di non dare cibo (cioè un tipo di rinforzo materiale); l’evoluzione di questo “mito” è “puoi giocare con il cane, tentare di distrarlo (ad esempio durante un temporale) ma non lo coccolare!”. Questo veniva detto anche dagli esperti del settore, mentre oggi questa posizione è stata rivista da molti studiosi e professionisti. Cercherò di spiegarvi perchè confortare un cane che ha paura non rinforza la paura ma anzi, in alcuni casi, può essere di aiuto nel supportare emotivamente l’animale. Farò questo in termini generali, ovviamente nella pratica bisogna sempre considerare il contesto e il soggetto che abbiamo davanti, dato che l’intensità dell’emozione e i comportamenti manifestati cambiano da caso a caso, così come cambiano le caratteristiche della relazione e dell’interazione cane-persona.


-Partiamo con il dire che cane e proprietario sono legati fra loro da un vero legame di attaccamento (parlerò di questo più approfonditamente in una prossima nota). Una delle caratteristiche fondamentali di questo particolare legame affettivo è “la base sicura”, e il fatto che il proprietario rappresenti un base sicura per il proprio cane è stato verificato da vari studi scientifici, tra i quali uno di cui sono coautrice. Il proprietario è un porto sicuro da cui partire - e tornare - per esplorare con confidenza il mondo ed è anche colui che supporta e conforta quando necessario.


Un altro aspetto importante da considerare è che vari studi hanno dimostrato che l’interazione fisica (dolce, pacata e con modalità adeguate) porta sia il cane che l’umano ad uno stato di maggior benessere, in particolare si ha l’aumento di ormoni e sostanze (come ossitocina e beta-endorfine) associati ai legami affettivi, al piacere e al benessere psicofisico.


Quindi... come mai si sente dire che non bisogna confortare un cane che ha paura, pena il rinforzo della stessa? Questa idea è nata perchè in passato è stata fatta una traslazione dalle teorie dell’apprendimento, riguardanti i comportamenti espressi dagli individui, alla sfera delle emozioni. Secondo le teorie dell’apprendimento (per altro giuste, non sono queste in discussione), è possibile rinforzare comportamenti tramite, ad esempio, premi. Se premio (con un bocconcino o anche con un bravo) un cane che si siede, aumenterò la probabilità che il comportamento “sedersi” si ripeta. Si rinforzano, quindi, comportamenti. La paura è un comportamento? No! E’ una emozione, e non si può rinforzare, nè modificare così facilmente. Ecco che capiamo che l’affermazione “confortare, coccolare, considerare un cane che ha paura rinforza la paura” non ha fondamento logico. Emozioni e comportamenti, pur essendo correlati, non sono sinonimi, e rassicurare non è sinonimo di rinforzare.


Al contrario, supportare il cane accompagnandolo a superare le sue difficoltà e dargli anche contatto fisico, se richiesto da lui, può, almeno in alcuni casi, aiutare a far sentire meglio l’animale e a fargli capire che del proprietario ci si può fidare (e affidare). Se si conforta un cane che è in uno stato di paura veramente brutto (es. fobia dei temporali), questo potrebbe non farlo sentire meglio, potrebbe non modificare l’espressione comportamentale, ma di certo non peggiorerà il quadro. Ciò che è fondamentale è non trasmettere ansia. Le modalità pratiche con le quali fare questo cambiano a seconda dell’individuo, ma è fondamentale far circolare emozioni positive, sono queste che aiutano (è il contagio emozionale, nessuna “magia”), e non il boccone, o un singolo “stai bravo, su, forza, dai”, magari detto con poca partecipazione... Il cane è bravissimo a leggere il nostro linguaggio del corpo e il nostro tono di voce, sono questi fattori che fanno la differenza, insieme al legame instaurato. Più siamo calmi, più “ci crediamo”, più siamo partecipi, più il nostro contributo sarà di aiuto.  


Non troverete studi che dicono esplicitamente “confortare il cane che ha paura aiuta” o “confortare il cane che ha paura non rinforza la paura”, poichè non è facile testare questi aspetti. Ma... non troverete neppure studi che supportano l’affermazione “non bisogna confortare un cane che ha paura, altrimenti si rinforza”! Come dicevamo, ci sono le teorie sul rinforzo di comportamenti, ma non possono essere applicate alle emozioni. Sempre più studiosi e professionisti che operano sul campo oggi sostengono che ignorare il cane non sia la modalità giusta di affrontare i timori del proprio animale. Azzardo a dire che questo stesso concetto - declinato con diverse modalità - si può applicare anche ad altri stati d’animo negativi.


Infine, cosa invece NON fare quando il nostro cane si trova in uno stato emotivo di paura? 1. Se si nasconde, lasciamolo stare, non tiriamolo fuori per forza dal suo nascondiglio, significa che si sente più sicuro (quindi meglio) lì. 2. Se il cane si avvicina a noi, non scacciamolo, ma confortiamolo con la voce (cercando di essere convincenti); prima di toccarlo, verifichiamo che cerchi davvero un contatto fisico più intenso. Non forzare MAI i contatti 3. Se il cane cerca le “coccole”, possiamo fargliele, ma ATTENZIONE perchè alcuni cani non gradiscono le mani sulla testa, le frizioni indiscriminate sul pelo, gli abbracci e i baci. Meglio carezze pacate e dolci, non intense. 4. Non trasmettere ansia. Se il proprietario è davvero molto in ansia (ma solo in questo caso), è meglio che il cane venga confortato da un’altra persona conosciuta. Questo vale anche durante le visite veterinarie: solo se il proprietario è molto spaventato, impressionabile o preoccupato per le procedure cliniche è meglio che l’animale venga gestito solo dal medico, mentre in tutti gli altri casi, SI al conforto (o almeno la presenza in stanza) durante la visita. E’ ovvio che per fare tutto ciò in modo corretto dovremmo conoscere le basi dell’etologia canina, dei segnali comunicativi e conoscere a fondo il nostro animale (e noi stessi). 


PS. nella mia pratica professionale ho sempre consigliato ai proprietari di confortare l’animale in difficoltà, guidandoli a scoprire le giuste modalità, e l’ho applicato anche con i miei animali. Non ho mai riscontrato peggioramenti nelle paure (anzi). Questo viene riportato anche da molti studiosi e professionisti del campo cinofilo. 


PS2. secondo me le considerazioni su rinforzo/non rinforzo della paura valgono anche per i gatti. Per i gatti va tenuto conto delle diverse modalità di interazione con l’umano e va considerato che i gatti sono anche “prede”, quindi tendono, forse più dei cani, a nascondersi. Tuttavia ci sono gatti che attivamente cercano il conforto dai proprietari.


Dott.ssa Eva Ricci, biologa, etologa