Il tumore della mammella della cagna è frequente soprattutto in femmine adulte, intere. In questo articolo analizzeremo le cause e i fattori predisponenti l’insorgenza della malattia, come accorgersi e cosa fare per una corretta diagnosi e approccio terapeutico.

Il tumore della mammella del cane è certamente una delle patologie più frequenti nelle femmine che non sono state sterilizzate e che, quindi, hanno conservato intatto il loro ciclo estrale.

L’incidenza è piuttosto alta, soprattutto in soggetti adulti/anziani ma non solo.

Tumore della mammella della cagna e gatta.

Le mammelle sono localizzate a livello del ventre e sono, di solito due file da 5 mammelle ciascuna.

Può capitare che siano in numero maggiore, senza che questo sia considerato un problema.

Costituite soprattutto da tessuto ghiandolare (la mammella è una ghiandola sudoripara modificata) sono in stretta connessione con il sistema circolatorio e linfatico con il quale comunicano.

Due coppie di linfonodi sono particolarmente importanti per la diffusione successiva del tumore:

  • i linfonodi ascellari
  • i linfonodi inguinali superficiali.

linfonodi e ghiandole mammarie flusso

Fonte immagine

Durante la vita sono piatte e si definiscono nella forma solo durante il periodo della gravidanza e/o pseudogravidanza (gravidanza isterica).

Cause di tumore mammario: incidenza e fattori di rischio

Nel cane il 50% dei tumori sono alla mammella e di questi si ritiene che le forme maligne siano la maggior parte, nonostante solo una bassa incidenza si presenta con forme particolarmente aggressive.
Alcune ricerche portano l’incidenza di quelle maligne fino all’87 %. [2]

Nel gatto, il tumore mammario maligno si presenta con una incidenza del 92 % dei casi.

La causa principale dell’insorgenza di malattia è l’influenza degli ormoni secreti dalle ovaie.
Per questo motivo, viene consigliata la sterilizzazione nelle femmine non destinate alla riproduzione.

È vero, infatti che più tempo le mammelle sono soggette all’influenza ormonale e maggiore sarà la possibilità di malattia.

In paesi come la Norvegia, dove la sterilizzazione su cani sani, come prevenzione non viene applicata, l’incidenza della neoplasia è davvero alta.

Due studi [1] hanno valutato la popolazione canina, riuscendo a intercettare il 25% dei cani presenti nel paese.

I risultati sono stati interessanti:

  • il 53.3% delle femmine era affetto da tumore maligno
  • l’età media di diagnosi era di 7-8 anni.

Da questo studio è emerso anche una predisposizione in base alla razza. Delle femmine ammalate, su 1000 cani:

  • il 35.47 % erano Boxer
  • il   3.87 % erano Bernese
  • il 17.69 % erano Bichon Frisé.

Ma ci sono anche altri fattori che influiscono.

Come nella donna, anche nel cane è possibile una predisposizione genetica, che aumenta la possibilità di far incontrare la malattia ai soggetti o che ne aggrava la prognosi a seconda della capacità cellulare di replicarsi.

Altre razze paiono essere maggiormente predisposte e i risultati variano a seconda della localizzazione geografica in cui è stato effettuato lo studio. Le più predisposte pare siano:

  • Toy
  • English Springer Spaniels
  • Brittany Spaniels
  • Cocker Spaniels
  • English Setters
  • Pointers
  • Pastore Tedesco
  • Maltese
  • Yorkshire Terriers.

Oltre agli ormoni anche l’età è un fattore predisponente l’insorgenza.
Pare infatti che l’incidenza aumenti con l’età:

  • fino a 6 anni è dell’1%
  • dagli 8 anni il 6%
  • ai 10 anni è il 13%.

Rari sono i casi sotto i 4 anni e l’età più probabile di incontrare malattia è 10 anni.

Inoltre, risulta che i soggetti sterilizzati più tardivamente abbiano incidenza maggiore di malattia.

La somministrazione di farmaci può essere un altro fattore predisponente:

  • progestinici somministrati per prevenire l’estro (long acting) pare aumentino l’incidenza di tumori mammari benigni
  • i progestinici somministrati insieme agli estrogeni, invece possono provocare tumori maligni.

Anche la prolattina (ormone coinvolto nella lattazione) soprattutto durante le gravidanze isteriche può essere un incentivo all’insorgenza del tumore, così come l’obesità, soprattutto in età giovanile.

Inoltre, moltissimi sono i fattori ambientali che influiscono sulla possibilità o meno di creare malattia oncologica (inquinamento dell’aria, acqua e alimenti ecc).


Tumore mammario nel cane maschio.

Pare che nel maschio l’incidenza sia davvero molto bassa, l’1% e quasi sempre associato a tumori testicolari.

Sintomi di tumore mammario nel cane

Ci si accorge della presenza di una neoplasia accarezzando e/o osservando le mammelle del cane. Di solito si presenta una massa di consistenza dura ed elastica, talvolta ulcerata ma non dolente.

Può essere mobile oppure ben aderente alle pareti sottostanti. Le dimensioni dipenderanno dalle caratteristiche e tempistica in cui ci si è accorti della loro presenza.

Tumore alla mammella del cane: tipizzazione e stadiazione

Una volta verificata la presenza di una massa, grande o piccola che sia, si deve immediatamente cercare di comprenderne la natura.

L’analisi, attraverso l‘ago aspirato, pare essere una tecnica utile, poco invasiva e da effettuarsi sempre.
Ciononostante, bisogna porre particolare attenzione nell’interpretazione del risultato nel cane tenendo presente che, spesso, la componente di noduli benigni è adiacente a forme maligne di dimensioni inferiori e che, quindi, non deve essere sottovalutata l’assenza di reperti in questi termini.

Questa situazione di solito, non si presenta nel gatto dove le forme sono praticamente solo maligne.

Quindi, nonostante non sia in assoluto precisa come indagine, rimane utile soprattutto per valutare il tipo di intervento che si dovrà affrontare, nella sua invasività e dimensione soprattutto perché si dovranno effettuare diversi prelievi in diverse zone della mammella.

Prima dell’ago aspirato la visita dovrà comprendere:

  • palpazione di entrambe le file di mammelle
  • misurazione dei noduli percepiti (sarà quindi utile una cartella clinica ad hoc in cui saranno segnalati le misurazioni e localizzazione delle lesioni)
  • esame radiografico del torace per l’evidenza di metastasi polmonari
  • esame ecografico dell’addome per mettere in evidenza eventuali metastasi addominali
  • analisi del sangue (emogramma).

In casi dubbi, sarebbe indicato anche effettuare una TAC che può mettere in evidenza in modo più preciso e precoce la presenza di metastasi, grazie alla miglior risoluzione delle immagini, soprattutto a livello polmonare.

Sarà fondamentale anche capire da quanto tempo sono presenti i noduli (se il proprietario si è accorto delle lesioni) e se sono aumentati di dimensioni nel tempo.

In questa fase, si effettua anche la stadiazione del tumore.

Questa consiste nel classificare, da un punto di vista clinico, l’estensione anatomica di una neoplasia (tumore).
Tale fase è fondamentale per:

  • pianificare una giusta terapia
  • dare un’indicazione prognostica (tempi di sopravvivenza, possibilità di recidive ecc)
  • confrontare i risultati terapeutici.

Nella stadiazione il tumore viene valutato nella dimensione con la lettera T:

  • T1: lesione non macroscopicamente visibile
  • T2: diametro massimo del tumore < 3 cm (cagna); < 1 cm (gatta)
  • T3: diametro massimo 3-5 cm (cagna); 1-3 cm (gatta)
  • T4: diametro > 5 cm (cagna); > 3 cm (gatta)

inoltre si descrive se:

  • a: il nodulo è mobile
  • b: è aderente alla cute
  • c: è aderente alla parete addominale

La lettera N valuta la condizione dei linfonodi regionali (ascellari, sternali craniali, inguinali superficiali, iliaci mediali):

  • N0: linfonodi regionali istologicamente non coinvolti.
  • N1: linfonodi dello stesso lato istologicamente coinvolti.
  • N2: linfonodi del lato opposto istologicamente coinvolti

e anche qui si descrive se:

  • a: il linfonodo è spostabile
  • b: il linfonodo non è spostabile.

La lettera M indica la presenza o assenza di Metastasi:

  • M0: indica l’assenza di Metastasi
  • M1: presenza di metastasi (indicando dove sono presenti).

In questa situazione, dopo l’esito dell’esame citologico con ago aspirato (uno o più, a seconda del risultato) sarà possibile valutare il tipo di asportazione, cioè se solo il nodulo o tutta la fila o le due file delle mammelle.

Dopo l’asportazione invece, sarà utile effettuare un esame istologico del materiale prelevato, per avere una risposta in termini di terapia successiva necessaria, possibilità di metastasi e recidive.

La classificazione dei tumori mammari non si ferma al solo benigno e maligno ma si distingue in altre forme che si differenziano a seconda delle cellule della mammella coinvolte, della capacità di replicarsi, invasività e capacità di metastatizzare, cioè di entrare in circolo e colonizzare altri organi.

Questa ultima possibilità è piuttosto frequente, soprattutto se non ci si accorge per tempo della loro presenza, grazie alla circolazione linfatica che porta le cellule tumorali in distretti quali:

  • polmoni
  • linfonodi regionali
  • ossa
  • fegato

Nel gatto anche pleura e polmoni.

Per la classificazione ti descrivo i due più gravi e invasivi della cagna e gatta per poi lasciarti una tabella con la classificazione completa dei tumori nelle due specie.

Carcinoma infiammatorio nella cagna.

Un breve cenno alla forma tumorale che, nella cagna è particolarmente aggressiva e rapida nello sviluppo.
Nonostante la nomenclatura parli di infiammazione, è una neoplasia che si presenta come:

  • forma diffusa (non circoscritta)
  • eritematosa
  • dolente
  • di facile diffusione alle mammelle adiacenti.

Può presentarsi anche con edemi (gonfioredegli arti a causa della compromissione dei vasi linfatici.

In questo caso è controindicato l’approccio chirurgico.

Iperplasia fibroepiteliale della gatta

Spesso associata alla somministrazione di progestinici, si presenta con tutte le mammelle aumentate di volumetumefattecalde e spesso dolenti alla palpazione.[4]

In generale, i tumori mammari canini possono inquadrarsi in quattro tipi fondamentali a seconda che siano benigni e maligni e del tessuto d’origine da cui proviene la neoplasia.

Di seguito una tabella [3]  della classificazione dei tumori mammari della cagna.

tumore mammario tabella riassuntiva

Senza addentrarsi in questioni troppo tecniche, è utile focalizzarsi sul fatto che, ad oggi è molto importante rivolgersi a strutture che abbiano un consulente oncologo, insieme a laboratorio che sappia analizzare in modo corretto il materiale prelevato.

Terapia del tumore mammario nel cane.

La terapia è soprattutto chirurgica, ma è sempre da valutare nella necessità di asportare il solo nodulo, tutta la fila di mammelle (a scopo preventivo) o entrambe. Inoltre, alcuni indicano come utile anche l’asportazione di utero e ovaie.

Se ci sono metastasi però, questo tipo di intervento potrebbe essere solo palliativo, migliorando la qualità di vita del paziente ma senza poterne aumentare l’aspettativa.

Sarà inoltre utile valutare l’asportazione dei linfonodi coinvolti nel drenaggio della mammella, diversi a seconda della localizzazione.

Effettuata l’asportazione sarà fondamentale (come già detto) effettuare un esame istologico per avere la possibilità di approcciare con il miglior protocollo chemioterapico.

La chemioterapia è indicata in caso di:

  • escissione chirurgica incompleta
  • evidenza istologica d’invasione linfatica
  • presenza di metastasi ai linfonodi, polmoni, ossa o visceri
  • recidiva locale
  • tipo istologico aggressivo (carcinoma invasivo, solido, carcinosarcoma, sarcoma).

Al termine dei protocolli si dovranno effettuare controlli ogni 3 mesi per il primo annoogni 6 mesi per il secondo per poi passare a controlli annuali.

Esistono anche protocolli radioterapici per limitare forme non operabili.

Prognosi e tempi di sopravvivenza dopo tumore mammario

Un interessante studio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) ha messo in evidenza come il comportamento del tumore mammario nella donna e nella cagna sia sovrapponibile, confermando il cane come buon modello di studio della patologia neoplastica in oncologia umana.

I ricercatori hanno indagato:

  • la possibile associazione tra la conta delle cellule tumorali circolanti  (CTC) nel sangue e i tempi di sopravvivenza
  • il ruolo predittivo delle cellule tumorali nel monitoraggio della risposta alla terapia oncologica.

Dallo studio è emerso che le Cellule Tumorali Circolanti (CTC) sono correlate alla sopravvivenza del paziente.

La conta di queste cellule può fornire informazioni prognostiche già al momento della prima diagnosi e permette di stabilire un’associazione con i tempi di sopravvivenza.

Inoltre, considerando che tale valore è diminuito dopo il trattamento chemioterapico, può certamente essere valutato come indicatore di efficacia terapeutica.

Conclusioni

Considerando l’alta incidenza di tumore mammario nella cagna e gatta non sterilizzata, anche alla luce degli studi condotti in paesi dove tale pratica non viene mai applicata, ci pare corretto affermare che:

  • effettuare la sterilizzazione delle femmine non destinate alla riproduzione possa essere una pratica utile,
  • effettuarla con tecniche mini invasive per limitare il dolore post operatorio e lo stress da esso derivante è anche eticamente rilevante, considerando che si interviene su soggetto sano,
  • è utile tenere conto dell’età in cui effettuare il trattamento preventivo, nel rispetto dello sviluppo anatomico e psicologico del cane, partendo dal presupposto che, almeno il primo calore dovrebbe essere atteso e che l’intervento dovrebbe essere effettuato nel periodo di assenza di attività ormonale come l’anaestro. 
Bibliografia:
  1. Population-based incidence of mammary tumours in some dog breeds.
  2. Tumori mammari del cane e del gatto
  3. Patologia delle neoplasie mammarie della cagna e della gatta: stato dell’arte Veterinaria Anno 30 n.1 Febbraio 2016
  4. Giuseppe Borzacchiello Università degli Studi di Napoli Feerico II
  5. Istotipo come fattore prognostico nelle neoplasie mammarie della cagna Candidato: MICHELETTI Annalena Relatori: Prof. VANNOZZI Iacopo Prof. POLI Alessandro ANNO ACCADEMICO 2007-2008